

61. La crisi del 1929 negli USA.

Da: W. P. Adams, Gli Stati Uniti d'America, in Storia Universale
Feltrinelli, Feltrinelli, Milano, 1978.

Code di migliaia di persone per un piatto di minestra, baraccopoli
formate da vecchie auto e casse da imballaggio, mendicanti
camuffati da venditori di mele, baracche disseminate lungo le
ferrovie nelle quali vivevano le famiglie dei disoccupati in cerca
di lavoro, insegnanti non pagati da mesi che svenivano nelle aule
per fame: queste scene, efficacemente descritte nel seguente passo
dallo storico tedesco Willi Paul Adams, si potevano
quotidianamente osservare nelle citt americane negli anni
successivi alla crisi del 1929. Esse erano il risultato della
dilagante disoccupazione - dal 1931 al 1933 il numero dei
disoccupati pass da 8 a 17 milioni -, contro la quale non
esisteva alcuna forma di assicurazione. Chi rimaneva senza lavoro
prima dava fondo a tutte le risorse che possedeva e solo quando
era ridotto in miseria chiedeva sussidi pubblici. Questi comunque
erano assai poco consistenti, perch il governo aveva ordinato che
fossero pagati dalle comunit locali nel timore che si creasse
una classe di poveri permanentemente bisognosa dell'aiuto dello
stato. Le amministrazioni di molte citt pertanto, gravate da
questi oneri cui si sommava il diminuito gettito fiscale, fecero
bancarotta. Crisi economica e tensione sociale non potevano non
influire sulle elezioni presidenziali del 1932, che segnarono la
secca sconfitta del presidente uscente, il repubblicano Herbert
Clark Hoover, sostenuto dagli ambienti industriali e finanziari,
considerati da gran parte dell'opinione pubblica come i massimi
responsabili della crisi, e la schiacciante vittoria del
democratico Franklin Delano Roosevelt.


La depressione mut il volto sociale dell'America. Gi nel 1931 il
numero delle persone prive di un qualsiasi lavoro era di otto
milioni. Il fenomeno colpiva una famiglia su sei. Non esisteva
alcun tipo di assicurazione contro la disoccupazione e gli
interventi degli organi assistenziali locali erano del tutto
inadeguati. Eppure i segni esterni della depressione - i
mendicanti, spesso appena camuffati da venditori di mele, le code
di migliaia di persone per un piatto di minestra, le baraccopoli
formate da vecchie auto e casse da imballaggio -, anche se erano
abbastanza manifesti, erano molto meno diffusi di quanto sarebbero
stati nel 1932 e nel 1933.
In primo luogo molte persone avevano ancora un lavoro a tempo
pieno, anche se guadagnavano appena di che vivere. In questo
gruppo c'erano ovviamente gli agricoltori, ma fuori
dell'agricoltura la filosofia dominante era quella di dividere il
lavoro fra il maggior numero possibile di salariati. Era questa
in effetti una sorta di assistenza privata contro la
disoccupazione. Le amministrazioni municipali e i datori di lavoro
privati furono inclini a usare metodi intensivi di utilizzazione
della mano d'opera ogni volta che ci era possibile, per esempio
nella riparazione di strade. Era questo un tipo di lavoro meno
efficiente del lavoro a tempo pieno e riduceva la domanda dei beni
di consumo pi costosi e quindi gli investimenti. Questo sistema
ostacol perci la ripresa. Le diffuse diminuzioni dei salari
iniziate nel 1931 - Hoover si era opposto ad esse - distribuirono
il reddito disponibile fra il maggior numero di lavoratori
possibile. Nel 1932, per, i salari nominali erano
complessivamente inferiori del 60% rispetto a quelli del 1929. La
diffusione del lavoro a orari ridotti durante la depressione
spiega in parte perch la disoccupazione persistesse durante il
periodo della ripresa. Bisogna ricordare che la disoccupazione 
soltanto un indicatore della depressione e non necessariamente
quello pi importante. [...].
Pi importante  il fatto che la povert fu causata non tanto
dall'entit assoluta della depressione, quanto dalla sua durata.
In un paese prospero come gli Stati Uniti, gli operai
dell'industria e i colletti bianchi [gli impiegati] potevano
sopravvivere a un anno di disoccupazione dando fondo a tutte le
risorse che possedevano. C'erano ovviamente anche molte persone
assai povere, le quali non disponevano di alcuna risorsa a parte
qualche amico cui ricorrere per aiuti. La maggior parte di queste
vivevano per nelle campagne. I disoccupati ritiravano dapprima
tutti i loro risparmi dalla banca, poi chiedevano denaro in
prestito ad amici e parenti e a istituti sulla base delle loro
polizze di assicurazione. Spesso erano costretti a vendere
l'automobile, il mobilio, la casa, ad andare ad abitare in camere
ammobiliate. Per l'affitto si potevano ottenere proroghe e nei
negozi si poteva comprare a credito. Infine si ricorreva ai
parenti. Soltanto allora, ridotti alla miseria, i disoccupati si
rivolgevano alle autorit municipali per ottenere un aiuto. I
sussidi erano sempre finanziati dalle comunit locali,
conformemente a una precisa disposizione emanata dal governo nel
timore che altrimenti si creasse una classe di poveri
permanentemente bisognosa dell'aiuto dello Stato. Questo indirizzo
fece gravare ancor pi l'onere della depressione proprio su quelle
citt che erano meno in grado di sostenerlo. Nel 1932 questa
situazione, cui si erano associati un diminuito gettito fiscale e
numerosi fallimenti, condusse le amministrazioni di varie grandi
citt alla bancarotta. I sussidi concessi nel 1932, divisi per il
numero dei disoccupati, darebbero la somma di soli 27 dollari
ciascuno. A quest'epoca molti fra i disoccupati erano da lungo
tempo psicologicamente incapaci di lavorare. A volte una famiglia
veniva a dipendere da un figlio o da una figlia per il suo intero
reddito, cosa che produsse profondi mutamenti nella struttura
della famiglia. Le donne sembravano sopravvivere pi facilmente ai
disagi, almeno a giudicare dal numero dei suicidi, che sal del 20
per cento per gli uomini, restando invece costante per le donne.
Un problema particolare era costituito dai minorenni disoccupati,
molti dei quali non avevano mai avuto un lavoro. La disoccupazione
era sproporzionatamente alta fra loro - probabilmente a favore dei
capifamiglia - come fra le persone pi anziane. Da uno a due
milioni di persone vagavano per il paese alla ricerca di un
lavoro, alloggiando temporaneamente negli agglomerati di baracche
disseminati lungo le ferrovie.
L'aspetto peggiore della depressione era che povert e ricchezza
esistevano fianco a fianco. Nelle citt del West file di persone
che facevano la coda per comprare il pane passavano accanto a
elevatori traboccanti di grano invenduto. Mentre gli insegnanti,
non pagati da dodici mesi, svenivano per la fame nelle aule di
Chicago, ricerche condotte a Wall Street rivelarono addirittura
che i finanzieri pi rispettabili erano truffatori e, peggio
ancora, che si erano rifiutati di pagare tasse.
A Hoover fu addossata la responsabilit di tutto. Nel 1932 Hoover
veniva schernito nelle strade, una cosa che non era accaduta a
nessun presidente americano da moltissimo tempo. [...] Hoover fu
danneggiato soprattutto dall'affare della Bonus Army  [indennit
promessa agli ex combattenti della guerra mondiale], nell'estate
del 1932. Circa 11.000 veterani disoccupati e alcune loro famiglie
cercarono invano di indurre il Congresso, con manovre di
corridoio, al pagamento anticipato di indennit (bonus) ai
veterani previsto per il 1945. Successivamente un gruppo della
Bonus Army, forte di circa 2000 persone, si rifiut di lasciare
Washington finch il pagamento non fosse avvenuto. I postulanti si
accamparono su terreni incolti appena oltre il Potomac [fiume che
nasce dai monti Allegheny, negli USA nord-occidentali, e sfocia
nell'Atlantico dopo aver attraversato la citt di Washington].
Hoover, preoccupato, ordin che l'accampamento venisse eliminato e
vi invi truppe. Nulla avrebbe potuto essere politicamente pi
dannoso. I cinegiornali presentarono la cavalleria con le sciabole
sguainate, sostenuta da carri armati e gas lacrimogeni mentre
appiccava il fuoco alle sgangherate costruzioni e ne scacciava gli
sfortunati occupanti. Peggio ancora, Hoover giustific l'azione
asserendo che la Bonus Army comprendeva comunisti e persone con
un passato criminale. Molti videro nei veterani persone in tutto
simili a se stessi, con i medesimi problemi, e in Hoover il
rappresentante di un governo insensibile.
Hoover non aveva alcuna speranza di vittoria nelle elezioni
presidenziali del 1932, e lo stesso valeva per qualsiasi altro
membro del Partito repubblicano, ora diffusamente identificato col
business [ossia considerato espressione del mondo degli affari e,
pertanto, in qualche misura responsabile della crisi economica].
Il successivo presidente degli Stati Uniti sarebbe stato perci
eletto in pratica dalla Convenzione [si tratta della National
Convention, l'assemblea nazionale dei delegati di ogni partito che
si tiene ogni quattro anni per designare i candidati alla
presidenza ed alla vicepresidenza] democratica. Dopo dure lotte e
contrattazioni, la scelta dei democratici cadde su Franklin Delano
Roosevelt, il governatore dello Stato di New York. Alle elezioni
presidenziali Roosevelt distrusse Hoover. Roosevelt ebbe la meglio
in tutti gli Stati a ovest e a sud della Pennsylvania, 42 in
tutto, e il suo voto popolare fu una volta e mezzo quello di
Hoover.
